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“I barboni mi guardano mentre mastico la lucertola
anche oggi è domenica tutta d’oro la gente luccica
mentre osserva le anatre inventandosi la felicità
la sorvolo e capisco che maledice la mia diversità
ma nel parco ci abito è la vita mia esser simbolo
di paura e di morte, sono tenebre i miei abiti
i bambini sorridono “mamma guardalo, che bestiaccia è?”
gli alberi mi consolano apro le ali e resto immobile
gli studenti li evito
preferisco le ricche vedove
con gli anelli di platino
sono un ladro ma fine gentleman
Io sono il corvo Joe
faccio spavento
state attenti lasciatemi stare
solo certi poeti del male mi sanno cantare!
I borghesi si siedono e poi leggono il giornale
i ragazzi si baciano, mezzogiorno sta per scoccare
senza grazia e gracchiando mi avvicino e poi li supplico
se soltanto per oggi fossi libero di parlare
“piacere: corvo joe,c’è da mangiare?
solo sassi sapete lanciare
meritate di andare per me nell’eterno dolore”
Io sono il corvo Joe
faccio paura
state attenti lasciatemi stare
solo certi poeti del male mi sanno cantare!
Ma vi perdono
perchè in fondo portate nel cuore
sangue che è destinato a seccare
vivete a morire”
..e dopo aver ascoltato questa canzone dei baustelle, la riflessione viene spontanea… anche perchè alcuni amici, in questi ultimi giorni mi hanno riportato indietro nel tempo.
Succederà molte volte che io aggiunga una canzone nei miei post perchè Musica è riflessione è cambiamento è futuro e passato è acqua che spegne le fiamme dei pensieri.. ed è anche capace di riaccenderle, come i questi casi.
La mia vita è sempre stata riflessa nel pensiero del “diverso” …e questo aspetto è stato rimarcato dalle esperienze che ho voluto fare per essere a contatto con quegli UOMINI e DONNE etichettati come “diversi”.
Anche se, detto in tutta sincerità, odio la parola “diverso” se usata (come nella maggior parte) in maniera SBAGLIATA.
Non catechizzo su questo perchè sarei scontata, direi cose già dette ..soltanto che quando penso all’esperienza dell’istituto Minerva, mi vien sempre in mente le parole di quel “pazzo”.
L’operatore faceva da Cicerone ma a me non interessava da quante stanze era formata quella struttura.. mi isolai, li lasciai andare avanti e mi confusi tra gli “abitanti” di quel “villaggio”.
Mi fermarono, mi fecero mille domande.. alcuni raccontavano di avvenimenti accaduti prima di entrare nel “mondo della libertà di pensiero” (mi piace chiamarlo così). All’inizio facevi fatica a seguirli ma tutto poi diventava semplice ..e piacevole.
Un uomo -ricordo- cominciò a raccontarmi di storie passate, di gente che lo prendeva in giro quando camminava per strada. Poi si fermò, mi guardò negli occhi e disse una cosa che non dimenticherò facilmente:
“..mi raccomando ragazzina, ama una sola volta nella vita tua e non lasciare mai la persona che ami.. non la tradire, non lasciarlo, non si fa così.”
.allibita.
E poi ci vengono a dire che i “pazzi” quelli “diversi da noi” sono soggetti da evitare con cura.
Io credo che in quel momento, quell’uomo è stato più umano di qualunque altra persona sulla terra.
E mi viene in mente quel film…… io cambio, dico che:
PAZZO è chi il PAZZO fa!!!!